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P2P e terrorismo

domenica 3 giugno 2007 Pubblicato in appunti | Nessun commento »

Seguendo CruncGear e quindi ArsTechnica sono arrivato al sito della IFPI, l’ennesima organizzazione internazionale che ha per scopo la difesa del diritto d’autore. La notizia di ieri era più o meno la seguente:

Le dogane della UE hanno bloccato nel 2006 oltre 23 milioni di CD e DVD contraffatti provenienti dalla Cina. Rispetto al 2005 la “quota di mercato” è salita dal 51% al 93%. La IFPI riporta una stima secondo la quale nel 2005 un terzo dei CD acquistati era pirata, in totale 1,2 miliardi di CD. In base al prezzo dei CD pirata il volume d’affari complessivo, nel 2005, e’ stimato intorno ai 4,5 miliardi di dollari.

Spero che la pirateria si limiti ad infestare le strade e non trovi il modo di entrare nei negozi: mi seccherebbe moltissimo pagare 20 euro per un CD fasullo.

Ma la parte bella della notizia riguarda un articolo pubblicato, sempre sul sito della IFPI, il giorno prima. Si tratta di “10 verità scomode sulla pirateria”:

1. Pirate Bay, one of the flagships of the anti-copyright movement, makes thousands of euros from advertising on its site, while maintaining its anti-establishment “free music” rhetoric.

2. Allofmp3.com, the well-known Russian website, has not been licensed by a single IFPI member, has been disowned by right holder groups worldwide and is facing criminal proceedings in Russia.

3. Organised criminal gangs and even terrorist groups use the sale of counterfeit CDs to raise revenue and launder money.

4. Illegal file-sharers don’t care whether the copyright infringing work they distribute is from a major or independent label.

5. Reduced revenues for record companies mean less money available to take a risk on “underground” artists and more inclination to invest in “bankers” like American Idol stars.

6. ISPs often advertise music as a benefit of signing up to their service, but facilitate the illegal swapping on copyright infringing music on a grand scale.

7. The anti-copyright movement does not create jobs, exports, tax revenues and economic growth – it largely consists of people pontificating on a commercial world about which they know little.

8. Piracy is not caused by poverty. Professor Zhang of Nanjing University found the Chinese citizens who bought pirate products were mainly middle or higher income earners.

9. Most people know it is wrong to file-share copyright infringing material but won’t stop till the law makes them, according to a recent study by the Australian anti-piracy group MIPI.

10. P2P networks are not hotbeds for discovering new music. It is popular music that is illegally file-shared most frequently.

Non voglio entrare nel merito della difficile discussione sulla proprietà intellettuale e sulla sua difesa, tema troppo complesso e delicato per essere trattato tra le righe di un post. Ma la mia attenzione cade sulla scarsa arguzia di chi dovrebbe difendere gli interessi degli autori: prima di tutto si miscelano insieme due aspetti della pirateria, quello della contraffazione con quello del P2P. Per arrivare poi a dire che la pirateria finanzierebbe il terrorismo!
Al di la’ del fatto di non aver sottolineato altre scomode verità riguardanti gli evidenti legami tra la pirateria online e il cambiamento del clima e la prossima invasione da parte di alieni (e non mi dilungo nella lista), resto molto perplesso di fronte all’approssimazione usata nel cercare di fare propaganda su queste tematiche (l’articolo pubblicato da ArsTechnica commenta egregiamente le “10 verità”).
Parte dei 20 euro che paghiamo per un CD vanno a finanziare anche il salario dei dipendenti della IFPI e di altre organizzazioni simili. Poveri noi, ma soprattutto, poveri autori.