Animal Collective - Strawberry Jam (II)

ottobre 27th, 2007 Posted in Musica, experimental rock

Ascolto la musica per passione, ma faccio tanta fatica a star dietro a tutto quello che viene fuori. Così sbircio sul web e leggo regolarmente un paio di riviste musicali, fidandomi abbastanza dei loro giudizi. Qualche tempo fa ho scritto di Straberry Jam, degli Animal Collective, che ho trovato di non semplice ascolto, ma particolare, innovativo e, soprattutto bello. Questa ovviamente è la mia umile opinione (come qualsiasi opinione pubblicata su questo blog). Opinione in comune con altri:

Difficile diagnosticare di che malattia creativa soffrano gli Animal Collective. Perché è certo che sono un gruppo geniale. Imprevedibile. [...] Immaginate dei Beach Boys cui abbiano sottratto gli strumenti del loro fare musica, in luogo dei quali abbiano dato apparecchiature elettroniche e computer. [...] A buon titolo possiamo dire che sono loro i nuovi visionari del pop. O dell’avant-pop, se preferite.

Rumore, settembre 2007, (8/10)

Che dire su questo Strawberry Jam di Animal Collective, forse a ragion veduta il disco più atteso di questa seconda metà del 2007? Discorso non facile come la materia presa in esame perché il gruppo di sua abitudine (e meno male), non sembra mai essere intenzionato a ripetersi. [...]

Rockerilla, settembre 2007, Disco del mese (9/10)

Anche le recensioni sul web sono entusiastiche. Per questo sono rimasto piuttosto stupito dalla violenta stroncatura priva di qualsiasi riserva trovata sul “Venerdì di Repubblica”, proprio sotto un’entusiastica recensione dei Radiohead:

ANIMAL COLLECTIVE, STRAWBERRY JAM. Ovvero della differenza che passa tra i grandissimi artisti (i Radiohead) e presuntuosi indie-boys che uniscono i peggiori stereotipi della “buona musica” (Beach Boys et similia) al solito rumorismo buttato lì un po’ alla caso perché “noi siamo tanto strafighi”. Pietà.

Venerdì di Repubblica, ottobre 2007, (1/5)

Comprendo che Straberry Jam possa risultare difficile da ascoltare e, soprattutto, che possa non piacere. Capisco meno come non si possa avere alcun dubbio sulla validità assoluta del proprio giudizio e del proprio gusto. Con così poco spazio a disposizione: una pagina, 6 recensioni in totale (una dedicata ai Radiohead, le altre due a Animal Collective e Beirut - mazzate anche per loro, le altre 3 sul sicuro in una rubrica “vintage”) è necessario pubblicare due stroncature? Così violente?

Sarei curioso di leggere cosa scriveva lo stesso critico 15 anni fa quando esordivano i Radiohead, ora definiti “la miglior band del mondo” . . . chissà, forse furono semplicemente ignorati.

Per inciso, anche a me i Radiohead piacciono tantissimo.

 

  1. 6 commenti to “Animal Collective - Strawberry Jam (II)”

  2. By Massimo Morelli on ott 28, 2007

    Molti giornalisti, e in particolare i critici, sembra che siano più impegnati a crearsi un psersonaggio che a fare il proprio lavoro.

  3. By elena on ott 30, 2007

    ho visto che sei passato. bravo, fai bene a studiare il nemico :D
    ciau.

  4. By chissà on nov 3, 2007

    anche io ho notato quella recensione sul venerdì. le parole chiave, specialmente in una recensione scritta in contrasto all’operazione “rivoluzionaria” dei radiohead (lo faceva già prince un fracco di anni fa, lo fanno altri senza lo stesso clamore aggratis), sono: artisti e presuntuosi. qual è il compito dell’artista? quello di divertire un ascoltatore oppure anche quello di sperimentare senza badare alla compiutezza di quel che fai? presuntuosi: dopo quanti dischi venduti si può fare quel che si vuole e che pubblico e critica ti dicono che fai benissimo?

  5. By chissà on nov 3, 2007

    comunque il disco degli animal collective è bellissimo, come tutti quelli che fanno, proprio perchè non assomiglia ai radiohead (lamentosi e straprodotti)

  6. By enoela on nov 4, 2007

    Dai, il disco dei Radiohead è di una bellezza commovente. Ma loro, ormai, non avrebbero nemmeno più bisogno di essere recensiti.

  7. By Gesu` on nov 4, 2007

    Più della stroncatura degli Animal Collective, che in fondo è pure ammissibile se al giornalista l’album ha fatto schifo come fu per quello di Avril Lavigne (ma mi pare vi fosse un altro recensore all’epoca), più di questa dicevo ho trovato triste la marchetta nell’ultimo numero fatta a Fabri Fibra, il cui album guardacaso esce per i tipi di Repubblica. Una recensione a dir poco imbarazzante.

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