Report di minoranza e ulcere

dicembre 8th, 2007 Posted in appunti

Dettaglio del “compianto” di Nicolò dell’ArcaVito ci ricorda che quella della scorsa settimana è stata l’ultima puntata (ultima di questa stagione, speriamo) di Report. Peccato. Concordo con il suo commento alla trasmissione. Non sono però convinto che la redazione di Report sia formata da freelance solo per ridurre i costi. La stessa conduttrice, Milena Gabanelli non è una dipendente RAI e questo spiega perché lei e i suoi collaboratori hanno il coraggio e la possibilità di fare simili inchieste e riuscire a trasmetterle. La loro carriera è affidata solo alla propria bravura e professionalità: non hanno ancora venduto l’anima al diavolo e possono ancora agire in libertà. Va comunque dato merito anche ai dirigenti di RAI3 che (loro sì che hanno coraggio) che finanziano e permettono la messa in onda delle trasmissioni. Ci va già bene che non dobbiamo andare a scovarle su Youtube.

Per una volta, però, l’argomento della trasmissione non mi ha fatto montare quella rabbia che spesso mi costringe a cambiare canale e distrarmi. Non voglio certo sminuire quanto emerso dalla sua ultima inchiesta, ma per una volta ci ha ricordato problemi noti e diffusi, per quanto estremamente seri. Da una parte ci ricorda che molti di quei prodotti di lusso venduti a centinaia o migliaia di euro sono spesso fabbricati sfruttando all’inverosibile la manodopera, e solo per abbassarne di qualche decina di euro il costo di produzione. Atteggiamento disonesto e stupido, laddove il costo di questi prodotti viene poi sostanzialmente definito dal design e, soprattutto, dagli investimenti pubblicitari. Ha senso schiavizzare gli operai per abbassare da 50 a 25 euro il costo di fabbricazione di un oggetto che vendero’ a 1000?

E la commistione tra giornalisti di settore e i marchi? Anche questo, purtroppo, non mi sorprende più di tanto. Non sono rassegnato, certo, mi piacerebbe che le cose cambiassero, ma è una pratica diffusa ovunque. Nel migliore dei casi metto a frutto semplicemente il mio know how (quanti ex agenti della guardia di finanza diventano consulenti fiscali?), in casi meno limpidi, come quello presentato a Report, con la scusa della competenza metto a frutto la mia posizione, e questo diventa davvero poco deontologico, se non illegale.

Ma, dicevo, quest’ultima puntata mi ha colpito con maggiore violenza nella parte finale, quando la Gabanelli ha passato in rassegna gli argomenti trattati e le reazioni delle istituzioni. Mi ha colpito perché lo spunto per la rassegna nasceva dalle tante lettere di lettori che, come me, fanno fatica ad arrivare in fondo alle sue trasmissione sopraffatti dalla rabbia e dal senso di impotenza somatizzati in dolori allo stomaco e nausea. Allora ho ascoltato bramoso cosa è successo dopo le diverse puntate, quali problemi sono stati affrontati e magari risolti. Risparmio il dettagliato “rapporto” visibile nel sito della trasmissione (comprensivo della mitica gag della Litizzetto). Nonostante qualcosa si sia mosso sono rimasto comunque deluso. Indagini, commissioni di inchiesta, provvedimenti: si stanno muovendo in tanti, ma cosa succederà davvero? Speriamo che la Gabanelli non desista e che i dirigenti di RAI3 che immagino accerchiati dentro fort Apache resistano e che tra qualche mese si torni a vedere se qualcosa realmente è cambiato.

Se nel frattempo qualche giornalista volesse raccogliere l’esempio e tentare di imitare la Gabanelli o tentasse semplicemente di raccontare nei telegiornali le cose importanti forse qualcosa potrebbe succedere davvero.

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