Nei paesi dove la bicicletta la usano i ricchi
luglio 3rd, 2008 Posted in appuntiLa settimana scorsa ho avuto la fortuna di trascorrere, (anche) per lavoro, qualche giorno a Aarhus, seconda città della Danimarca. Non ho molte occasioni per viaggiare e ogni volta che vado fuori dall’Italia resto sempre incantato da come, altrove, la qualità di vita mi sembri sempre migliore della nostra.
Lascio da parte il giudizio estetico (scontato) sulla bellezza dei/delle Danesi.
Butto giù le altre considerazioni così come mi vengono in mente…
Auto e biciclette. Nel centro di Aarhus praticamente circolano solo autobus e biciclette. Le poche auto, sgangheratissime, non sembrano guidate da individui con antenati vichinghi. Tutti usano bus o bicicletta. Le piste ciclabili sono ovunque. Ai semafori le auto sono ferme qualche metro dietro l’incrocio lasciando la precedenza (e l’aria da respirare) ai ciclisti. Non ci sono scooter, solo qualche (enorme) moto. Le rastrelliere per le biciclette sono ovunque e si notano quelle pubbliche a disposizione di tutti come i carrelli del supermercato. Le prendi e le smolli dove vuoi recuperando la moneta dal lucchetto. Le biciclette “parcheggiate” spesso non hanno nessun lucchetto: chi comprerebbe una bicicletta rubata in un posto dove puoi usare gratis quelle pubbliche?
Arte. Aarhus ospita un enorme museo di arte moderna e contemporanea: 8 piani. L’ottavo piano, in realtà, espone dipinti e sculture piuttosto classiche (the golden age) e la visita parte dall’alto, quasi a voler ricordare come, un tempo, si esprimeva l’arte. Poi giù, fino al piano terra, con un’esposizione dedicata alla “musica da vedere”, con sale dove sono proiettati video musicali d’autore. Bjiork domina con 3 video più un quarto tridimensionale, da godere con speciali occhiali. Nel seminterrato sono esposte “installazioni”
dedicate allo spazio (the 9 spaces). Camere con suoni, luci, arredi, video particolari, che le rendono strane e suggestive. Come in un luna park sono rimasto a giocare nella stanza degli specchi (Olafur Eliasson: Omgivelser, 2007), dove ci si affaccia o si accede a spazi contornati da specchi su tutti e 6 i lati, con un suggestivo effetto infinito in qualsiasi direzione si guardi. Mi ha ricordato molto le sequenze del film “the cube”, quando i protagonisti si affacciano da una finestra e osservano un lato esterno del cubo: infinito. Forse anche nella realtà del film era solo un gioco di specchi. Simbolo del museo è il gigantesco ragazzo accovacciato di Ron Mueck.
Ritmi di vita. Durante la settimana i negozi chiudono alle 17.00. Alcuni grandi magazzini, in giorni particolari, fanno addirittura le 19.00. Ma il sabato ci si sfoga: shopping a oltranza? Macché. Al sabato tutto chiude alle 16.00: un deserto.
“Ma come passate il tempo?”, chiediamo. “Just relax!” ci rispondono. Da pensare. Ci si rilassa, non si spendono soldi e si riduce lo stress. Mi è venuto in mente il centro di Bologna di sabato, al pomeriggio: mucchio selvaggio.
Musica. Sono rimasto un po’ deluso. Devo ammetterlo. Mi ero ripromesso di acquistare l’ultimo CD dei Klimt 1918 in Danimarca, come ricordo. I Klimt 1918, italianissimi di Roma, sono però prodotti in Germania e, credo, abbastanza famosi in nord europa: non abbastanza in Danimarca. Aarhus è anche la città della musica, con un gigantesco auditorium. Ho visitato diversi negozi di musica, tutti di media dimensione. I Klimt erano introvabili anche li’. Ancora una volta mi son fatto servire da amazon.de. Nelle terre vichinghe mi sarei aspettato anche tanto spazio dedicato al Metal nelle sue diverse espressioni. Nulla di più delle nicchie che ritroviamo anche qui da noi. Erano previsti dei bei concerti, ma da luglio in poi. Quindi nulla da vedere in quei giorni.
Temperatura e clima. Fine giugno. Lascio e ritrovo Bologna a 40 gradi con umidità da clima monsonico. Nel mezzo, in Danimarca, temperature variabili tra i 10 e i venti gradi (di giorno in pieno sole). Rinfrescante. Al contrario dei miei compagni di viaggio, attrezzati con giacche invernali, io ero ostinatamente dotato solo di felpe e di un leggerissimo pullover di lana. Vestito come l’omino bianco dei pneumatici muoio comunque di freddo. Devo notare che anche gli indigeni avevano comportamenti non uniformi rispetto al clima. Dalla maglietta a maniche corte al giaccone. Di sera, all’aperto davanti ai pub, si sta sotto il funghetto a gas con la coperta sulle gambe. Alle 23 c’è ancora luce diurna. Suggestivo. Inghiotto saliva ogni volta che provo a immaginare come si vive in prossimità dell’altro solstizio.
Calcio e tifo. In compagnia di Stefan, un allegrissimo americano di origine bulgara conosciuto al convegno, andiamo a vedere Germania-Turchia in un pub. Siamo circondati da tedeschi e danesi. Saremmo tentati di simpatizzare per la Turchia, un po’ per l’attenzione che chi è ormai fuori riserva ai più deboli, un po’ perché il carattere di quella squadra e del suo allenatore sono decisamente intriganti. Evitiamo di manifestare la nostra simpatia ai tedeschi, ma cerchiamo di capire da che parte stiano i danesi. La secca risposta (non la riporto, preferisco non evidenziare questa unica stonatura) ci convince definitivamente a mentenere un atteggiamento assolutamente neutrale. Si scopre comunque da dove veniamo. Nessuno esprime particolari riserve (meno male), ma ci viene ricordato quanto fa schifo il calcio della nostra nazionale e quanto hanno preferitovereder andare avanti la “spumeggiante” Spagna.
Politica. Le critiche alla nazionale sono solletico rispetto all’ironia manifestata a proposito della nostra situazione politica. Da parte di chiunque, di qualsiasi nazionalità, ceto, livello culturale, colore della pelle, gusti musicali.
Spagnoli e greci negli anni settanta non venivano presi in giro: la situazione era seria, ma non se l’erano cercata loro. Noi cosa possiamo dire? Facciamo spallucce e rispondiamo rassegnati. Siamo in “democrazia”: l’abbiamo votato a larghissima maggioranza, è giusto che stia lì.
Ci è anche stato chiesto da diversi come va con la spazzatura: avevano visto immagini allarmanti. Unica consolazione: sembrano essersi dimenticati della mafia (e, purtroppo, non solo loro).
Ritorno a casa. Volo Amsterdam-Bologna in compagnia del motore di destra che mi ha sussurrato frasi magiche nell’orecchio per l’intero volo. Mi sono sentito Donnie Darko. Arrivo a Bologna. Solito ridicolo passaggio in autobus che ci sposta da un lato all’altro della strada e poi nella ressa, al caldo, ad aspettare i bagagli. 7/8 voli di vacanzieri ammassati senza aria in attesa delle valigie. Vinti i bagagli coda chilometrica ai taxi. Bentornati.
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