Scuola pubblica e privata

febbraio 16th, 2010 Posted in appunti

Domenica sera ho seguto un po’ della trasmissione di Iacona (”La scuola fallita“, RAI3) sulla situazione della scuola. Una rapida carrellata dalle migliori scuole private della Milano, ritornata potabile, allo sfascio del profondo sud. Il servizio risulta un po’ parziale nella sua descrizione della situazione della scuola. In Italia, per fortuna, ci sono ancora scuole pubbliche che fanno impallidire le super efficienti scuole bilingue dei gesuiti e ci sono, purtroppo, tantissime scuole private che danno come unica garanzia la certezza della promozione senza porsi forti pregiudizi sulla qualità dello studio.
Ma la descrizione del panorama milanese e lombardo è agghiacciante quando si confronta come i fondi pubblici vadano a ripartirsi in maniera assurdamente sbilanciata tra pubblico e privato quando si ragiona sui contributi pro-capite. Dai 3 euro a testa del pubblico ai 400 euro a testa nel privato.
Superciuk è uno dei cattivi di Alan Ford, famoso per il suo alito alcolico e la missione di rubare ai poveri per dare ai ricchi.
In fondo è comprensibile che l’oligarchia al potere si autoalimenti preoccupandosi di eliminare qualsiasi strumento di giustizia sociale, quale una sana e affidabile scuola pubblica. E’ comprensibile che utilizzi i soldi pubblici per finanziare scuole che chiedono ai propri studenti rette da migliaia di euro al mese lasciando la scuola pubblica a marcire. E’ comprensibile che le super scuole della futura classe dirigente tengano fuori i costosi e inefficienti bambini “problematici”. E’ comprensibile che la mamma “libera professionista”, moglie del primario o superdirigente di turno, alla domanda “Lei manderebbe suo figlio in una scuola pubblica” risponda “Non ci penso nemmeno”.
Tutto risponde ad un disegno coerente.
Quello che non mi spiego è perché gli “altri milanesi”, quelli che non hanno dubbi sul tipo di scuola, semplicemente perché il costo della retta non riescono nemmeno ad immaginarlo, votino o continuino a votare per Superciuk.
No, davvero. Questo non lo capisco.

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